Che cosa è l’autostima?

Parlare di come aumentare l’autostima significa spesso muoversi su un terreno scivoloso, fatto di consigli generici e frasi che suonano bene ma faticano a tradursi in cambiamento reale. In realtà, l’autostima non cresce per accumulo di pensieri positivi, né si rafforza “credendo di più in se stessi”.

Dal punto di vista psicologico, l’autostima è un processo che si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza: il modo in cui affrontiamo le situazioni, prendiamo decisioni, reagiamo agli errori e diamo significato ai risultati ottenuti. È il risultato di una relazione continua con noi stessi, non di un atto di volontà momentaneo.

Per questo motivo, lavorare sull’autostima richiede strumenti concreti, osservabili e ripetibili nel tempo, più che affermazioni astratte o tecniche motivazionali.

In questo articolo troverai esercizi pratici per aumentare l’autostima, pensati per aiutarti a spostare l’attenzione dalle convinzioni su di sé alle azioni quotidiane. L’obiettivo non è “sentirsi meglio” a tutti i costi, ma ricostruire fiducia nelle proprie capacità e nel proprio margine di efficacia, anche nel lavoro e nei progetti professionali.

Definizione di autostima

Se si torna alle fonti teoriche, nei testi universitari di psicologia non esiste una definizione unica e rigida di autostima. Piuttosto, il concetto viene affrontato all’interno di una riflessione più ampia sulle concezioni di sé.

Lisa Di Blas, nel capitolo quarto del libro”Che cos’è la personalità” descrive come l’immagine che abbiamo di noi stessi sia composta da rappresentazioni diverse, alcune centrali e altre periferiche. Le concezioni centrali hanno un peso maggiore nel definire chi siamo e nel guidare i nostri comportamenti, mentre quelle periferiche incidono in modo più marginale.

Autostima: come si manifesta nella pratica

In termini pratici, questo significa che la nostra immagine di noi dipende dalle esperienze di vita e dalle riflessioni che abbiamo costruito nel tempo su noi stessi, sia attraverso esperienze dirette sia indirette. Alcune di queste riflessioni diventano più rilevanti di altre e vengono considerate dal nostro cervello come elementi chiave nella definizione del “chi sono io”.

È in questo spazio che possono inserirsi meccanismi come l’impotenza appresa, che tendono a cristallizzare una visione di sé limitante. Lavorare sull’autostima, quindi, non significa riscrivere tutta la propria storia personale, ma imparare a riconoscere quali rappresentazioni di sé stanno guidando le scelte e quali, invece, possono essere ridimensionate o rimesse in discussione.

Da cosa dipende l’autostima

Per fare una differenziazione più o meno esaustiva, le rappresentazioni che abbiamo di noi stessi, e quindi la nostra autostima, dipendono da:

  • centralità, cioè da quanto sono fondamentali
  • specificità: possono riguardare eventi particolari o regole e impressioni generali su di noi
  • valutazione, alcune idee su di noi infatti sono positive oppure negative
  • consapevolezza: quanto è presente alla nostra coscienza oppure è nascosto

Ma il nostro cervello è un organo complesso, e come dico spesso nei miei corsi, fà da filtro alle informazioni che ci arrivano, selezionandone alcune e letteralmente eliminandone altre.

E così accade che la stima e l’immagine di sé sia un insieme di percezioni non sempre veritiere o attinenti alle innumerevoli esperienze vissute. E inoltre questa immagine di noi, filtra anche l’immagine del mondo esterno e determina i nostri comportamenti. Insomma un tema che ne influenza molti altri.

Come si accresce l’autostima

L’autostima non è una caratteristica fissa né un tratto della personalità con cui si nasce. Si costruisce e si rinforza nel tempo, attraverso l’esperienza concreta di sé nelle situazioni quotidiane. Non cresce ripetendosi frasi positive, ma attraverso un processo di riconoscimento delle proprie risorse e di verifica realistica delle proprie capacità.

Autostima e senso di efficacia personale

Uno degli elementi centrali dell’autostima è il senso di efficacia personale: la percezione di poter affrontare le situazioni e di avere un impatto, anche parziale, sugli eventi. Ogni volta che una persona sperimenta di poter portare a termine un compito, prendere una decisione o gestire una difficoltà, l’autostima si rafforza.

Questo è il motivo per cui obiettivi troppo grandi o vaghi possono avere l’effetto opposto: se l’esperienza prevalente è quella del fallimento, il messaggio implicito diventa “non sono capace”.

Il ruolo delle esperienze quotidiane

L’autostima cresce soprattutto attraverso azioni piccole ma ripetute, che permettono di accumulare esperienze di riuscita. Non serve dimostrare qualcosa agli altri, ma costruire una narrazione interna più equilibrata, basata su ciò che si è effettivamente in grado di fare.

Riconoscere i progressi, anche quando non sono spettacolari, è un passaggio fondamentale: ignorarli significa rinforzare una visione di sé sbilanciata solo sugli errori.

Autostima e dialogo interno

Un altro aspetto cruciale riguarda il modo in cui ci parliamo. Il dialogo interno non va “zittito” né reso artificialmente positivo, ma reso più realistico. Sostituire giudizi globali (“non valgo”) con valutazioni circoscritte (“questa volta non ha funzionato”) aiuta a separare il valore personale dall’esito di una singola esperienza.

Accrescere l’autostima, in questo senso, significa imparare a leggere se stessi con maggiore complessità e meno rigidità.

Accrescere l’autostima

Non è possibile accrescere l’autostima di una persona in generale, ma è possibile lavorarci su un tema specifico. L’immagine che abbiamo di noi è troppo densa di significati, di esperienze, di vissuti, di storie di vita nostre o delle persone che abbiamo incontrato.

Quindi non si può lavorare sul “malloppo intero”, ma su pezzi, che piano piano modificano l’immagine generale (ammesso che ne esista una generale). Non riesco a fare un’immagine della stima di me, ma se penso ad ambiti specifici (quello lavorativo, affettivo, amicale, famigliare, ecc…) mi viene più semplice pensare a cosa penso di me stesso e quali sono le idee e le esperienze che la determinano.

Quindi è importante partire dal particolare.

Autostima e locus of control

Per lavorare sull’autostima serve pensare al locus of control (vedi il post apposito che ho scritto) chiediti dove è il tuo luogo di attribuzione di ciò che ti succede: interno o esterno?

Lavorare per portarlo interno, per spostare il focus su ciò che è in nostro potere fare.

Es: pensi di avere una bassa autostima perché un collega non ti ha dato un feedback? Pensa a cosa puoi fare tu per fartelo dare, pensa a cosa è in tuo controllo.

Oppure, sei giù perché negli affetti le cose non vanno molto bene?! Parti da cosa puoi fare tu per attivarti e modificare le cose.

Focus sulle risorse interne

Inutile dire che per aumentare l’autostima devi partire dai punti forti e non da ciò che non funziona, vero?! Certo potrai fare dei corsi di formazione per colmare le lacune, potrai impegnarti per crescere. Ma per migliore l’immagine e la stima di te, parti da ciò che già in te e ti rende speciale.

Quali sono le tue risorse? Su cosa di te puoi contare?

Parti a ruota libera con un brainstorming o un diagramma ad albero (o a sole che dir si voglia), per focalizzare su un foglio le tue pepite d’oro, le tue caratteristiche personali speciali.

Scrivi quello che vuoi, da caratteristiche fisiche, a tratti di personalità… Se ci dedichi 10-15 minuti vedrai quante cose belle saltano fuori che magari erano sepolte nella memoria o date per scontate.

Risorse esterne, fonti autorevoli e autostima

Le persone che ti vogliono bene sono i tuoi sponsor! Quando siamo giù un bel complimento aiuta, giusto? Ma non parlo di complimenti della nonna o della mamma, che magari sono scontati e poco rilevanti per noi stessi e la nostra immagine. Ma le parole di un amico speciale, di un collega che stimiamo e che ci stima a sua volta, o di una fonte autorevole, sono oro per la nostra autostima.

Vai dai tuoi sponsor e fatti ricordare perché piaci a loro, perché ti apprezzano. E scrivitele in un altro foglio!

Tendiamo sempre a scordarci le cose belle e a focalizzarci su quelle negative che ci dicono, che magari rimbombano in testa anche per mesi.

Ma questa volta no, prendi un bel foglio e scrivi pure queste, che avranno risposto alla domanda: “Cosa trovi di speciale in me? Perché ti piaccio? Secondo te in cosa sono bravo?”. Niente “ma” e niente “se” in questo frangente, le cose da migliorare fattele dire in un’altra occasione.

Accrescere l’autostima ponendosi obiettivi

Non si può accrescere l’autostima se non abbiamo un perché, un verso cosa, uno scopo da raggiungere. Dato che l’autostima si costruisce attraverso esperienze, anche con un’esperienza si possa migliorarla. Non è possibile aumentarla in generale, ma pensando ad uno scopo specifico (es. per parlare in pubblico) sì.

Poniamoci uno, due, tre step piccoli verso un’obiettivo concreto e abbastanza vicino nel tempo. E proviamo a sperimentarci sui piccoli step uno alla volta, sempre tenendo presente i punti sopra e le risorse interne ed esterne che abbiamo trovato o riscoperto.

Esempi di obiettivi

Esempio di obiettivo: voglio migliorare l’autostima per mettermi in proprio

1) penso alla mia nuova attività e creo un progetto

2) lo faccio leggere ad una persona cara che mi possa dare degli spunti di miglioramento senza criticarmi

3) lo miglioro, lo stampo e preparo una presentazione da portare ai clienti o alle agenzie che mi interessano.

Non mi scelgono subito? Ci sta, fa parte del gioco, ma è sempre meglio che stare fermi a crogiolarsi perché non ci si riuscirà mai e non si ha abbastanza autostima per farlo.

Il punto insomma è “Voglio più autostima? E una volta che ce l’ho cosa ci faccio di concreto?“.

Autostima: un concetto ampio, un lavoro concreto

L’autostima è un concetto ampio e complesso, che in psicologia viene definito come il valore che una persona attribuisce a se stessa. Se vuoi una definizione più teorica e generale, puoi approfondire anche su Wikipedia.

Quello che mi interessa sottolineare qui, è un aspetto molto pratico: l’autostima non si ricostruisce a partire da dichiarazioni astratte su chi dovremmo essere, ma dal rapporto quotidiano con ciò che facciamo. Dal modo in cui affrontiamo le situazioni, prendiamo decisioni, portiamo avanti compiti concreti e misurabili.

Secondo me questo è uno dei modi più efficaci per costruire o ricostruire la propria autostima: partire dalle cose concrete, collegarle a obiettivi realistici e verificare nel tempo il proprio margine di efficacia. Non per dimostrare qualcosa, ma per tornare a fidarsi del fatto che le proprie azioni possono avere un impatto.

Se senti il bisogno di un supporto mirato per aumentare la tua autostima e capire come orientarla nel tuo business, parliamo in consulenza: lavoreremo insieme su obiettivi, risorse e direzione, in modo strutturato e sostenibile.