Hai mai pensato se il tuo stile comunicativo è più autorevole o autoritario?
Ti è mai capitato di non riuscire a farti ascoltare (o rispettare) e di perdere il controllo della tua comunicazione dicendo cose spiacevoli di cui poi ti sei pentito?
In questo articolo ti parlo della differenza tra autorevole e autoritario.
E delle scelte quotidiane per decidere se essere autorevole o autoritario sul lavoro, con clienti o collaboratori.
Autorevole o Autoritario? Differenze e leadership nel lavoro
In un contesto professionale sempre più fluido, comprendere la differenza tra autorevole e autoritario non è solo un esercizio semantico, ma una competenza strategica. Molti leader confondono l’esercizio del potere con la gestione del comando, ma i risultati che ottengono sono diametralmente opposti.
Qual è la differenza tra essere autorevole e autoritario?
In sintesi, la distinzione risiede nell’origine del potere:
- L’autoritario si impone attraverso la gerarchia e la paura (potere formale).
- L’autorevole ottiene ascolto grazie alla stima, alla competenza e alla fiducia (potere relazionale).
Come comunicare efficacemente con clienti e collaboratori
Riesco a comunicare bene e a farmi rispettare, quando evito di essere passivo o aggressivo, ma scelgo una comunicazione “assertiva”. Ma cosa significa essere assertivi e adottare una comunicazione assertiva e aperta? In pratica essere asserviti implica:
esprimere la propria opinione con sincerità, partendo da come mi sento e da ciò che voglio
Ad esempio: “Quando mi viene detto questo, io mi sento…” è un modo assertivo di comunicare, che tiene la responsabilità di ciò che sto dicendo su di me.
Invece se dico “Non sei capace di parlarmi” sto utilizzando uno stile comunicativo AGGRESSIVO e impositivo, nel quale “schiaccio” l’altro e mi impongo come migliore.
O ancora se rispondo all’altro dicendo “Certo, come vuoi” senza ribattere con le mie opinioni o spiegando cosa mi dà fastidio, sto utilizzando uno stile comunicativo PASSIVO. Sono remissivo rispetto all’altro e mi sottometto alle sue volontà.
Autorevole o autoritario?
Spesso comunicare con collaboratori e clienti implica adottare uno stile comunicativo e di leadership, che può ricadere nella modalità autorevole o autoritaria, a seconda di come mi approccio e come mi esprimo nella discussione.
Essere autorevole
Una persona è considerata autorevole quando adotta uno stile comunicativo e di leadership partecipativo, non direttivo.
In pratica vengo riconosciuto come fonte di informazioni utili o di risoluzione di problemi per come gestisco le situazioni. E non per le imposizioni o gli “ordini” che impartisco agli altri, facendo valere il mio potere e il mio ruolo “superiore” o “differente”.
Essere autoritario
L’autoritario si impone a collaboratori e clienti, con modi direttivi e perentori, spesso aggressivi e con toni accesi. La persona che usa l’autorità invece che l’autorevolezza parla facendo leva sul proprio potere (di ruolo o decisionale).
Il capo autoritario: comandare senza coinvolgere
La leadership autoritaria si basa sul concetto di “si fa così perché lo dico io”. Questo stile comunicativo è tipico di chi teme di perdere il controllo e utilizza la posizione gerarchica come scudo.
Le caratteristiche dello stile autoritario:
- Comunicazione unidirezionale: non c’è spazio per il feedback.
- Focus sul controllo: monitoraggio ossessivo delle attività (micromanagement).
- Clima di tensione: la motivazione del team cala drasticamente nel lungo periodo.
Il leader autorevole: guidare con l’esempio
Al contrario, essere autorevoli significa essere riconosciuti come guida naturale. Il leader autorevole non ha bisogno di ricordare a tutti il proprio titolo; la sua influenza deriva dalla coerenza e dalla capacità di valorizzare gli altri.
I vantaggi della leadership autorevole:
- Fiducia reciproca: Il team si sente sicuro nel proporre idee.
- Aumento della produttività: Le persone lavorano meglio perché condividono gli obiettivi, non perché temono sanzioni.
- Resilienza: Un gruppo guidato con autorevolezza affronta meglio le crisi.
Potere personale e potere relazionale
Il potere personale (riesco a scegliere il modo in cui mi esprimo in base all’obiettivo che voglio raggiungere) porta all’autorevolezza. Essere consapevoli del proprio ruolo lavorativo, delle proprie modalità comunicative e del proprio modo di esprimere emozioni (anche negative) aiuta a scegliere il modo in cui relazionarsi e comunicare con gli altri.
In caso contrario, il potere relazionale (sugli altri in quanto diversi o di grado inferiore) conduce spesso ad essere autoritari e impositivi.
Se uso spesso un solo modo di esprimermi, perché l’ho imparato nel corso della mia vita (in famiglia o nelle mie esperienze professionali precedenti) o non so come fare diversamente (quel modo ha funzionato in passato e mi ha dato i risultati sperati) rischio di usare il mio essere direttivo per “comandare” e ottenere ciò che voglio.
Se si adotta uno stile autoritario, l’altro di solito può reagire in due modalità:
- o adotta uno stile passivo e remissivo, sottomettendosi
- o si arrabbia e diventa a sua volta aggressivo per difendere autostima e ruolo
Nel lungo periodo può sviluppare disaffezione rispetto al lavoro e a ciò che viene chiesto, aggressività latente e passaparola negativo verso l’azienda intera e il modo di gestire il personale e la persona.
Autorevoli e non autoritari con i clienti
Ti è mai capitato di pensare che i clienti casi-umani capitano tutti a te? Ecco, o stai davvero attirando con la tua comunicazione persone che non sono in linea con ciò che vendi e fai… oppure potresti avere una percezione particolare di ciò che ti succede.
E’ vero, spesso i clienti sono maleducati (in questo articolo ho parlato dei clienti difficili), ma è anche molto probabile che con la tua comunicazione tu induca una reazione aggressiva ed esagerata nell’altro. Ci hai mai pensato?
E’ più frequente di quanto pensiamo, perché spesso non ci conosciamo così tanto, e pur cercando di fare il meglio possibile, non siamo in grado di adattarci a tutte le situazioni e scegliere di conseguenza lo stile comunicativo più appropriato per ciascun caso.
Rischiando di oscillare tra autorevole e autoritario e ricadere nella seconda opzione molto spesso! (ne ho parlato anche in questo post su Instagram)
Autorevole o autoritario con i collaboratori
Nelle organizzazioni spesso i capi, i leader, rischiano di cadere nell’autorità quando sono “esasperati” da situazioni che non riescono a capire o di cui non padroneggiano la gestione. “Fare la voce grossa” diventa quindi l’unico modo che conoscono per farsi rispettare e far seguire le regole ai propri collaboratori. Spesso considerati incapaci, inferiori, svogliati.
Mantenere l’autorevolezza, e non ricadere nell’autorità, significa allenarsi a seguire alcune regole di relazione con l’altro:
- Mantenere un volume e tono pacati
- Ascoltare e domandare per capire il punto di vista altrui
- Evitare di accusare e di pretendere obbedienza
- Prepararsi il discorso quando si devono affrontare temi delicati con i collaboratori
- Dedicare tempo all’ascolto sincero e prendersi tempo per riconoscere le proprie emozioni e gestirle
Non è facile per un capo avere anche le competenze per gestire le risorse umane e le relazioni interne. Ma queste sono capacità ormai fondamentali quando l’organizzazione cresce o se si lavora in una struttura moderna.
Come passare dall’autorità all’autorevolezza
Se ti stai chiedendo come sviluppare uno stile più autorevole, ecco alcuni step fondamentali che applico spesso nei miei percorsi di consulenza:
- Ascolta attivamente: prima di dare ordini, comprendi le dinamiche del tuo team.
- Sviluppa l’assertività: impara a esprimere le tue opinioni in modo fermo ma rispettoso, senza aggredire o sottometterti.
- Sii coerente: mantieni le promesse e agisci secondo i valori che dichiari.
- Delega davvero: mostra fiducia nelle competenze dei tuoi collaboratori lasciando loro autonomia.
- Ammetti gli errori: un leader che riconosce le proprie sviste è percepito come più umano e affidabile di uno che si finge infallibile.
Come migliorare le proprie capacità comunicative
Partiamo da una singola consulenza per poi valutare se è utile un percorso di affiancamento e mentoring sui propri modi e sulle situazioni concrete che accadono al lavoro, in modo da poter avere strumenti e tecniche da sperimentare subito sul campo con i collaboratori.
Si può migliorare, si può imparare e crescere, e per farlo spesso è utile un professionista esterno che possa affiancarti e notare ciò che tu magari dai per scontato o consolidato.
Domande Frequenti (FAQ)
Si può essere autorevoli senza una posizione di potere?
Assolutamente sì. L’autorevolezza è legata alla persona e alla sua competenza, non al badge che indossa.
Qual è il rischio maggiore di un leader autoritario?
L’isolamento. Quando il leader perde il contatto con la realtà del team, smette di ricevere informazioni cruciali e prende decisioni sbagliate.