Nel mio lavoro di consulenza incontro spesso persone in fase di transizione, desiderose di intraprendere la libera professione. Tuttavia, emerge frequentemente un malinteso di fondo: la convinzione che la professionalità sia una conseguenza automatica di un titolo o di un contratto.
Al contrario essere professionali è un’attitudine strategica che trascende l’inquadramento formale e riguarda la modalità con cui mettiamo a sistema le nostre competenze.
Che si operi come dipendenti all’interno di un’organizzazione complessa o come liberi professionisti, la professionalità si configura come la capacità di unire rigore tecnico, intelligenza relazionale e responsabilità verso il risultato.
La distinzione tra essere un professionista ed essere professionali
Mentre il termine “professionista” identifica spesso uno status giuridico o contrattuale, essere professionali definisce la qualità dell’impatto che generiamo. È un concetto dinamico che si alimenta di:
- consapevolezza del proprio valore: sapere con precisione quali problemi siamo in grado di risolvere
- etica della responsabilità: la capacità di farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni professionali
- mediazione e adattamento: come analizzato nel mio contributo per D – Women Up di Repubblica, la professionalità moderna non è rigidità, ma capacità di modulare il proprio stile per navigare contesti complessi
In questo articolo esploreremo come coltivare questa attitudine per trasformare il semplice “lavorare” in un atto di espressione del proprio talento e di generazione di valore autentico.
Cosa significa essere professionali
Ma cosa significa essere professionali? Il Dizionario italiano riporta la seguente definizione:
Definizione di professionista
1 Chi esercita una professione intellettuale, liberale, o comunque un’attività per cui occorre un titolo di studio qualificato: rivolgersi a un p.
2 Chi pratica un’attività sportiva in modo esclusivo e continuativo per la quale viene retribuito (di contro al dilettante)
3 estens. Chi trasforma un’attività disinteressata, criminosa o altro in un mestiere e in una fonte di reddito: p. della politica, del crimine
4 fig. Chi lavora con particolare competenza e bravura: quel muratore è un p.
Riflettendo in particolare sui punti 1 e 4, perché mi sembrano quelli nel nostro caso più interessanti, l’accento è posto sulle competenze che la persona ha in un determinato campo, che siano essere maturate attraverso un titolo di studio o attraverso l’esperienza pratica.
Le parti della professionalità
Sembrerebbe che essere professionista significhi quindi:
saper fare
(ad esempio sappiamo organizzare un evento): sinonimo di competente, qualificato, esperto, capace
saper essere
(ad esempio sappiamo essere una persona che progetta eventi): si potrebbe dire che essere professionali possa essere anche legato al credere nelle proprie capacità, sentirsi adeguato e calzante per quel ruolo
Quindi siamo professionisti e professionali quando sappiamo fare il nostro lavoro e ne siamo consapevole. E ci mettiamo il meglio di noi, delle nostre competenze ed esperienze.
Essere professionali ovviamente si impara. In due sensi che vorrei sottolineare in questo articolo:
- avere un atteggiamento professionale in generale in ogni attività, lavorativa ma non solo
- essere professionale in campi specifici di attività sul proprio lavoro, nella propria mansione, nella gestione del cliente ecc…
Essere professionali come libero professionista
Il libero professionista è un lavoratore che svolge un’attività volta alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale (qui l’articolo in cui ti spiego anche la differenza con l’imprenditore).
Essere un libero professionista significa assumere su di sé la responsabilità della propria preparazione e dell’operato. Mettersi in proprio richiede competenze, a volte differenti rispetto a quelle di un dipendente: buona capacità di organizzazione, pianificazione, voglia di studiare e mettersi in gioco, capacità di networking…
Essere un autonomo vuol dire metterci tanto del proprio.
Essere professionali: capacità e competenze fondamentali nel proprio lavoro
Cosa serve al lavoro per essere eccellente? Queste le risposte principali degli imprenditori nella mia esperienza come HR e consulente aziendale:
- discrezione/riservatezza
- risolvere problemi e non crearli
- puntualità
- correttezza/eticità
- responsabilità
Discrezione/riservatezza
Saper essere discreti e saper gestire la riservatezza delle informazioni del cliente, è una capacità fondamentale oggi nel mondo del lavoro. Davvero sconsigliato sparlare di fornitori, prendere in giro clienti o parlare male di colleghi e capi. Anche il rapporto fra sé e le proprie collaborazioni dovrebbe rimanere tale.
Risolvere problemi e non crearli
Alle aziende tendenzialmente piacciono persone che sappiano gestire le attività affidate, e che possano essere problem solver più che problem creator.
Questa è una competenza importante, partendo anche da esperienze junior quando si comincia a lavorare o si fa un tirocinio o uno stage: se viene affidato un lavoro lo portiamo a termine, ci impegniamo. Evitiamo di fare solo lo stretto necessario, perché al di là dell’esperienza immediata o del cliente che abbiamo ora di fronte, potrebbe creare conseguenze sulle nostre scelte future (ad esempio creando un passaparola negativo che peggiora al nostra reputazione, o impedendoci di acquisire una competenza utile).
Puntualità
Essere puntuali è anche una forma di rispetto per l’altro. Ma se vengono concordati una scadenza o un appuntamento è importante rispettarli al meglio. Senza fare le corse, ma magari anche con un po’ di anticipo rispetto alla richiesta.
Sul lavoro sempre più frenetico non è sempre possibile arrivare molto per tempo, ma una buona organizzazione dei propri impegni e scadenze (magari con una to do list) è fondamentale per essere professionali ed inviare un messaggio di serietà.
Correttezza ed eticità
Essere corretti e avere etica del lavoro è fondamentale “soprattutto in quanto intenda indicare … quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane” (cit. Dizionario Treccani).
Significa porsi una domanda rispetto a quello che si sta facendo e come lo si fa.
La correttezza paga (soprattutto di relazioni positive con gli altri), il suo contrario forse nell’immediato sì ma alla lunga è deleterio per qualsiasi professione, autonoma o dipendente.
Responsabilità
Strettamente connesso al valore dell’affidabilità professionale è il tema della responsabilità (o accountability). Essere professionali significa assumere la piena titolarità delle proprie azioni, delle proprie decisioni e della comunicazione che ne deriva.
Oggi assistiamo spesso a un fenomeno di “deriva della responsabilità”, alimentato in parte dalle dinamiche dei social network, che fungono da catalizzatori per la lamentela sterile o la critica decontestualizzata.
Tuttavia, la professionalità autentica si misura nella capacità di passare da un atteggiamento reattivo a uno proattivo, attraverso:
- locus of control interno: essere professionali significa spostare il baricentro del controllo all’interno di sé. Invece di subire passivamente le dinamiche di mercato o aziendali, il professionista agisce sugli spazi di manovra disponibili, trasformando l’ostacolo in un’area di intervento strategico (approfondisci il locus of control)
- coerenza tra ciò che si dice e si fa: la reputazione professionale si costruisce sulla sovrapposizione tra ciò che si dichiara e ciò che si concretizza nell’azione quotidiana. La coerenza non è solo un valore etico, ma una garanzia di affidabilità per i propri stakeholder
Dalla reattività alla leadership di sé stessi
Smettere di subire il contesto per diventarne protagonisti richiede un cambio di paradigma mentale.
Se desideri riprendere la guida del tuo percorso professionale la mia consulenza individuale è lo spazio dove trasformare la consapevolezza in azione strategica.







