Che cosa è lo stress lavoro correlato? Questa parola è entrata nelle aziende ufficialmente con il D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori entrato in vigore nell’aprile 2008), ma è nella vita dei lavoratori già dagli anni ’90. Ed è un fenomeno in crescita, che interessa sempre più il benessere organizzativo e personale. Come professionisti possiamo prenderci cura di noi stessi, indipendente da ciò che fanno le imprese con cui collaboriamo?

Approfondisco anche in questo video di YouTube.

Lo stress lavoro correlato: definizione

Da definizione del primo psicologo che si approcciò a questo concetto, lo stress è una:

“Risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso

Hans Selye – 1936

In pratica è stress tutto ciò che sollecita il nostro organismo a produrre una risposta di qualche tipo. Quindi la luce, la temperatura, un rumore, la richiesta di un capo, una telefonata possono essere fonti di stress.

Due tipologie di stress lavorativo

Distress o stress positivo

Se ogni stimolo può essere una fonte potenziale di stress, di per sé questo concetto non è né negativo né positivo. Quando ci riferiamo allo stress correlato al lavoro o allo stress in generale nell’uso comune, in realtà ci riferiamo al distress, cioè a quella forma dello stress negativo in cui l’individuo risponde in modo poco adattivo allo stimolo. Magari esaurendosi o con modalità disfunzionali.

Quando parliamo di stress, andando dal dottore a riferire <<Sono stressato>>, dovremmo più correttamente dire <<Dottore, sono distressato>>

Eustress o stress positivo

Esiste anche una forma di stress positivo, dal prefisso greco “eu”- buono, che si chiama eustress: è questa la forma di sollecitazione che ci permette di tirar fuori energie extra per far fronte ad una performance. Ad esempio se dobbiamo gareggiare, o fare una presentazione in pubblico, o presentarci ad un colloquio di lavoro. Il nostro corpo è sovra-stimolato e riesce a tirar fuori forza ed energie che, ad esempio appena svegli o meno attivati, non avremmo. Questa è la forma di stress che ci permette di far fronte a ciò che ci capita. E che riusciamo a gestire, se limitata nel tempo e nell’intensità.

Può capitare che, se la richiesta è prolungata nel tempo, dall’eustress si possa passare all’esaurimento del distress. Non siamo più capaci di fronteggiare le richieste e il nostro corpo manifesta malessere e difficoltà, chiedendo riposo.

I sintomi dello stress legato al lavoro

Cosa succede al nostro organismo quando esauriamo le energie e cadiamo nel distress?

Lo stress non è una malattia

Lo stress non è una malattia (Accordo quadro Europeo sullo stress nei luoghi di lavoro) ma può portare a conseguenze al nostro corpo di varie natura, tra cui anche malattie vere e proprie (ad esempio la febbre da ferie, o il mal di testa da weekend). Infatti il nostro corpo può manifestare stress in forma:

  • fisica
  • comportamentale
  • sociale
  • psicologica

In pratica esplicitiamo in modo diverso, da individuo ad individuo (come quanto esplicitato dall’Accordo Europeo del 2004 sul benessere organizzativo) il nostro malessere. Passando da manifestazioni fisiche (cefalea, ipertensione, dolori muscolari, dolori intestinali…) a comportamentali (assenteismo, aumento del tabagismo e alcolismo…) a sociali (maggiore aggressività e irritabilità) a psicologiche (insonnia, depressione, ansia…).

Ognuno manifesta a modo suo sintomi (oppure non li manifesta), ma ciascuno può imparare a riconoscere campanelli d’allarme per lo stress legato al proprio lavoro.

Cosa fare se si percepisce stress lavoro-correlato

Dopo varie riflessioni e analisi se lo stress che percepiamo è soprattutto legato al lavoro, abbiamo due strade. Attendere che l’azienda faccia un’efficace valutazione interna e sperare che voglia investire sul benessere dei lavoratori (e quindi anche il tuo). Oppure lavorare intanto su noi stessi e sulle strategie di fronteggiamento, magari con l’aiuto di un professionista.

Di seguito alcune strategie per fronteggiarlo.

Rallentare i ritmi di lavoro e staccare

Se possibile è importante prendersi momenti di riposo (soprattutto nei fine settimana) e cercare di staccare la testa la sera, anziché rimuginare sul lavoro. Dedicarsi a un hobby, o qualcosa che permetta davvero di staccare. Se possibile riduciamo i carichi di lavoro e i relativi ritmi. Magari prendendosi un giorno libero, cercando di sfruttare meglio i momenti di pausa (evitando di passarli al pc leggendo le mail).

Ascoltarsi

Fondamentale provare a scaricare la tensione e fatica con più pause durante l’anno, evitando di tirare eccessivamente in alcuni mesi… aspettando poi l’inevitabile esaurimento successivo. Programmare momenti solo nostri di riposo, senza attendere che il corpo indichi l’imminente crollo. Spesso ci sono dei piccoli segnali di fatica, che non ascoltiamo tirando ancora di più la corda, con la scusa del “dai, che manca poco alle ferie”. Ma il rischio è proprio quello che il cedimento fisico e mentale arrivi in concomitanza col periodo di riposo, costringendoci a letto anziché dedicarci agli hobby e al relax desiderato.

Parlare col medico del lavoro

Parlare con il proprio medico di base, o ancora meglio con il medico del lavoro (il medico competente) è un modo per capire se davvero la manifestazione da stress che stiamo riscontrando, può essere legata al proprio lavoro o no. I professionisti medici specializzati in medicina del lavoro, sono presenti in azienda ed è possibile rivolgersi a loro per capire l’entità del proprio malessere e se serve un approfondimento o un cambio di organizzazione interna. Non è necessario specificare al datore di lavoro il perché della richiesta di visita al medico competente, è un diritto del lavoratore mantenere la privacy.

Non è facile pensare di rivolgersi al medico competente aziendale, per timore di ripercussioni. Ma è undiritto chiedere una visita di controllo, così come non spiegare al datore di lavoro la causa della richiesta.

Lo stress lavorativo nel lavoro autonomo

Per un lavoratore autonomo è importante imparare a conoscersi anche dal punto di vista della propria reazione allo stress o a periodi particolarmente impegnativi lavorativamente. Come freelance c’è (molto più del dipendente) la possibilità di auto-regolarsi e prendersi pause quando necessario, perciò impariamo ad ascoltare il corpo e i suoi segnali di esaurimento.

Il lavoro in proprio può essere per alcuni aspetti più stressante rispetto a quello dipendente (non si stacca mai, c’è lo stress dell’incertezza continua della fatturazione, la paura di non trovare nuovi clienti…) ma d’altro canto fornisce la preziosa possibilità di dedicare tempo al proprio benessere più facilmente. Evitiamo di sprecare questo prezioso benefit (che sarà probabilmente anche uno dei motivi per cui si è scelta questa modalità di lavoro), e scendiamo dalla “ruota del criceto” a favore di una maggiore qualità di vita e salute.