Mi capita di guardare spesso i social, e di essere latitante da un po’, per motivi personali legati a pause di relax che mi prendo.

E così mi trovo a osservare cosa fanno i miei contatti e a come usano i social. In particolare vorrei riflettere assieme sull’autenticità di ciò che si legge.

Perché credo che l’autenticità di ciò che siamo, facciamo e viviamo, sia un valore oggi importante, di cui sia opportuno riappropriarsi. E che spesso secondo me manca in tutto questo sfavillare di foto perfette, di selfie impeccabili e di giornate ricche e zeppe di cose bellissime.

Ben venga l’esaltazione del bello e del positivo, in questa società che spesso è concentrata solo sulle cose che non vanno e sulle lamentazioni. Ma credo sia importante anche riflettere su di sé e su chi siamo davvero e cosa mostriamo di noi.

Dal vocabolario Treccani:

L’essere autentico 

b. non com. Riferito a persona, genuinità, schiettezza, spontaneità 

2. Nel linguaggio giur., carattere di verità attribuito a un atto pubblico 

3. Nella filosofia esistenzialista, a. dell’esistenza, l’esistenza in cui il singolo ritrova il proprio più profondo sé stesso, lontano dal modo d’essere quotidiano, superficiale e impersonale, in cui l’uomo vive abitualmente.

Il tema mi si è posto perché in queste ultime settimane sono stata un po’ latitante sui social, non ho pubblicato foto di corsi e attività, perché semplicemente non ne ho fatti e mi chiedevo che senso avesse fare vinta di…

Perché secondo me molto di quello che vedo è un “fare finta di…”, una sovraesposizione mediatica per far vedere quanto le nostre vite siano interessanti o quanto facciamo un sacco di cose interessante.

Non trovi?!

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Possibile che molti abbiamo ogni giorno cose bellissime da fare? Non capita mai la “giornata giù”, o dove non succede nulla di speciale? Sarà invidia la mia, ma mi sembra comunque strano tutto quello che vedo online.

Il portale di incontri online EDarling ha condotto una ricerca su 332 intervistati (tra i 18 e i 65 anni, 50% uomini e 50% donne): secondo più del 50% degli intervistati mentiamo al fine di mostrare la parte migliore di noi, mentre per il 45%  lo facciamo per poca autostima.

Ecco, ammetto di avere qualche difficoltà con questo modo di gestire la propria comunicazione e i social, anche in ambito professionale, e quindi colgo l’occasione per fare due riflessioni prima della pausa estiva. Perché sì, mi prendo una pausa, non farò finta di essere sempre connessa e di leggere cose bellissime e di progettare corsi ed attività per l’autunno. Il sogno sarebbe proprio quello di spegnere il cellulare per alcune settimane.

Autenticità e sincerità


Essere autentici non significa, secondo me, dire sempre tutto e tutto quello che passa per la testa.

Non significa ferire l’altra persona perché “sono sincero e ti dico quello che penso” o dire tutto quello che succede. Ci sono confine tra sincerità e riservatezza e tra sincerità e il gestire i rapporti interpersonali.

Relazionarsi con gli altri significa anche omettere i propri pensieri nell’immediato, per rielaborarli in un secondo momento e riflettere sul come esplicitarli senza ferire o aggredire l’altro, ma senza sottomettersi nascondendoli.

Questa si chiama “assertività”:

assertività

n. f. invar. – l’insieme delle abilità cognitive e comportamentali che consentono a un soggetto di affermare la propria personalità senza cadere in comportamenti passivi o aggressivi.

Dizionario Garzanti

Non è possibile essere sinceri sempre e comunque su tutto, o magari non lo vuoi proprio. E va benissimo, ognuno ha il diritto di scegliere quello che vuole dire, mostrare o fare.

Quello che non capisco e che penso possa essere in qualche modo pericoloso con sé stessi é “fare finta di“: fai finta che a tutto bene, fai finta di fare sempre cose fantastiche, fai finta di avere amici, di essere sempre felice sul lavoro.

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.” – Luigi Pirandello 

Quando si è felici si ha voglia di urlarlo al mondo intero, e i social aiutano di sicuro perché sono diventati la piazza di una volta. Ma tempo fa non c’era bisogno di correre in piazza, le emozioni e i momenti importanti venivano vissuti più spesso in privato e con le persone importanti e vicine. Ecco, questo aspetto è sicuramente importante da riconsiderare.

Anche perché ciò che pubblichiamo online rimane tale e, al di là degli usi illeciti o poco graditi che potrebbero essere fatti di nostre informazioni, magari un domani avrai cambiato idea su quel momento e ne rimarrà comunque traccia “in piazza”.

Autenticità e costruzione del business

Per me la sincerità è davvero un valore importante.

Questo vale in tutte le mie relazioni professionali e personali. Quando tengo corsi o workshop, spiego sempre ai partecipanti che al colloquio di lavoro è importante “infiocchettare” il proprio CV e le proprie competenze.

Ecco, “infiocchetare” non significa mentire, o fare finta di aver fatto. Per me significa che devi sapere quanto valgono le tue competenze ed essere professionale nel farle valere. Le bugie hanno le gambe corte anche nella ricerca di lavoro, soprattutto quando arrivi al colloquio o al periodo di prova: se non sai fare una cosa si capisce.

Quindi mentire non serve, anzi è controproduttivo.

Ma piuttosto fare una riflessione profonda e seria su quello che puoi offrire, che hai imparato e che sai fare concretamente. Autenticità è sinonimo di professionalità e correttezza. Anni di lavoro in una azienda non si possono liquidare con una riga sul CV, o con un “ho fatto l’impiegato”, “ho fatto l’operaia”, ma vanno strutturati, ripensati, riorganizzati.

Piuttosto meglio partire da: “mi sono occupato di…, avevo la responsabilità di…, collaboravo con…”: questo non è mentire, ma è confezionare al meglio le proprie competenze per valorizzarle.

Restare autentici senza sminuirsi o sottovalutare quello che si sa fare.

Sai che le aziende vanno a controllare online la tua reputazione, i tuoi comportamenti e le tue esperienze?!

E’ una pratica lecita e opportuna: se si mette in piazza un’informazione, chiunque passa per piazza o vuole avere informazioni su di te può accedervi. Qualcuno ha detto che assumere un dipendente sia come un matrimonio, è quindi proprio opportuno che l’Azienda si informi su di te. Spesso è un fatto che “scandalizza” i miei clienti che lo trovano scorretto, e forse anche tu ci hai pensato.

Ma se ci rifletti nuovamente, è proprio lecito ed anzi immagino lo consiglieresti pure tu!

Autenticità e responsabilità

Sogno un mondo in cui tu abbia la responsabilità di essere autentico con l’altro, in qualsiasi occasione. Come sarebbe bello se, con i tempi dovuti, tu potessi essere sincero con chi vuoi, senza sentirti forzato ad esserlo, senza dover far credere, senza dover mostrare solo il meglio di te e della tua vita.

Senza che le persone ti critichino dicendo “non me l’hai detto” o senza tutte le aspettative che ci sono oggi su ciascuno di noi, riguardo al corpo, al lavoro, alla socialità da mostrar sempre perfetta.

Ti auguro con sincerità di coltivare rapporti autentici, e di riuscire almeno a scegliere quando esserlo e con chi.

Come è andata? Che è successo?

Raccontami nei commenti o contattami direttamente, sarò felice di risponderti e darti feedback su quanto hai pensato.