Quest’anno è stato per me il secondo anno al FreelanceCamp di Marina Romea.

L’anno scorso sono andata al Boca Barranca, il lido che ospita l’evento, in giornata. Non conoscevo nessuno, ero a dirla tutta un po’ spaventata. Così avevo deciso di fare una toccata e fuga, seguire gli speech del sabato (allora era organizzato in sabato giornata intera e domenica mattina) e tornare nella tranquillità della mia vita mantovana. Avevo osservato da lontano qualche nome che conoscevo dai profili social, ma con molta paura di fare la figura della stalker ed avvicinarmi.

Quest’anno per me sono cambiate molte cose: ho deciso di dormire via la notte, qualche conoscente c’era da corsi e meetup che avevo seguito, ho preso il coraggio di voler investire sul conoscere nuove persone e rinsaldare le conoscenze online.

E’ ovviamente quindi cambiato tutto, perché quando le nostre intenzioni si modificano, ciò ha influenza anche sul nostro comportamento, sulla nostra apertura verso gli altri.

Cosa mi sono portata via

La cosa che ritengo più importante è che ho conosciuto nuovi professionisti interessanti e ho fatto davvero tanto networking. Ho preferito fare una chiacchiera in più che in meno, ascoltare anche uno speech in meno (mi sono detta che tanto erano recuperabili online su YouTube) e investire sulle relazioni vere, fisiche.

Ho apprezzato le due giornate di sole, portando alcune nuove conoscenze a fotografare i fenicotteri, a godermi il paesaggio e il bello di essere lì a fare festa. Sì, perché per me è stata una bellissima festa, dove ho potuto festeggiare l’essere freelance e poter vivere di persona chi altrimenti sarebbe solo online.

Cosa ho imparato

Ho avuto conferma che bisogna proprio buttarsi. Che è inutile guardare gli altri da lontano, vale la pena vivere le situazioni più che immaginarle.

Magari possono nascere collaborazioni, magari amicizie, o forse anche solo l’intesa di qualche ora. Ma vale la pena tentare, sempre.

E questa non è una cosa che non sapessi già o avessi avuto modo di esplorare prima, ma ciò che ho imparato al Freelance Camp è che è possibile. E’ come se me l’avesse ricordato: è stato come se mi trascinasse verso l’esserci e godermi le persone in quel momento più che tutto il resto.

L’essere freelance non è un essere isolati, chiusi nel proprio studio o nella propria idea. Ma è anche contaminazione con altri pensieri, e vale sempre la pena farsi contaminare e buttarsi.

Lo dico da ex-timida: spesso torna in me la voglia di chiudermi a riccio ma ora so come sbloccarmi e passare all’azione del conoscere. Bisognerebbe forse tornare un po’ bambini: al parco giochi non ci sono paure o barriere, c’è il gioco che è più importante del tutto il resto.