Mi sono messa in proprio dieci anni fa. Non è stato tutto rose e fiori e molte cose sono cambiate dentro e fuori di me in questi anni. Sono una professionista diversa e migliore di quella che ero. Ma avrei voluto che qualcuno mi aiutasse a trovare il mio modo allora, per risparmiarmi fatica e a volte anche qualche dolore.

Qui ti parlo di cosa ho imparato, di cosa mi mancava e di cosa invece no, perché possa esserti di aiuto e di ispirazione nel tuo percorso imprenditoriale.

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Cosa non mi mancava quando ho avviato a mia attività

Intanto premetto che il mio percorso professionale è un po’ anomalo. Mi sono messa in proprio abbastanza presto, perché dopo pochi anni alle dipendenze ho capito che non era la mia strada. E non avevo molti dubbi sul potercela fare: il lavoro in azienda mi faceva sentire poco utilizzata, sottostimata, che non potevo essere incisiva sulle persone come volevo.

Il coraggio e la voglia di farcela

Non mi mancavano il coraggio e il mordente che mi spingeva a credere nel mio lavoro autonomo quando gli altri attorno a me mi chiedevano se ero matta a lasciare il posto fisso.

Consapevolezza e fiducia nelle competenze

A questo si è aggiunto una discreta fiducia nelle mie competenze: sapevo che ero una di quelle brave e sapevo che volevo aiutare più persone possibili. Mi sembrava proprio che la strada imprenditoriale fosse la migliore per me.

Cosa mi mancava

Un lavoro autonomo senza un progetto imprenditoriale

Mi mancava una idea imprenditoriale chiara, e infatti per molti anni mi sono sentita “in balia” degli enti e delle aziende che mi chiamavano. All’inizio mi sembrava già un miracolo riuscire a fatturare qualcosa (in questo articolo leggi un altro pezzo su cosa serve per avviare un attività autonoma). Quando ho visto che i clienti mi chiamavano andavo avanti come un automa ad incastrare tutto quello che mi veniva richiesto (a volte in tempi strettissimi).

Pianificazione ed organizzazione: si può fare

Insomma quando mi sono messa in proprio, e per parecchi anni successivi a dirla tutta, mi mancava la consapevolezza che potevo pianificare ed organizzare il mio lavoro come meglio credevo.

Non avevo quella sensazione invece importantissima di potercela fare a scegliere io i miei clienti e non di essere solo “miracolosamente scelta”.

Poter e saper dire di no

Altra cosa che mi mancava era una sana capacità di dire di no se le condizioni del mio lavoro non erano adeguate. Non dico ottimali, ma proprio adeguate. Tempi di pagamento biblici (sono arrivata anche a 2 anni di attesa), inchiodate qua e là (un ente in fallimento, un altro che si è dileguato…). E molta ignoranza nel come potevo affrontare i contratti di collaborazione. A parole parlavano tutti di lavoro autonomo, in realtà a volte mi sentivo una dipendente e per giunta pagata in ritardo.

Cosa ho imparato da quando mi sono messa in proprio

Progetto professionale

Da quando mi sono messa in proprio ho capito l’importanza di avere un progetto professionale chiaro. Senza di quello, si è in balìa delle richieste che arrivano dall’esterno. Non è come essere dipendenti, ma non è neppure essere imprenditori. Negli utili anni ho lavorato molto su questo, e ora lo ritengo un elemento imprescindibile.

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Rispetto e professionalità

Ho imparato a rispettarmi e farmi rispettare. Una volta che la direzione verso la quale puntare è definita e dettagliata nel progetto professionale, è più facile capire i confini della propria professionalità.

Diventa poi così lampante su cosa si è disponibili a cedere e cosa non è negoziabile.

Mettersi in proprio sul web

Ho imparato che l’online è un posto difficile, e che le sue dinamiche non sono diverse della piazze di paese: invidie, competizione, chi ti osserva e ti aspetta al varco. Ho imparato che bisogna stare attenti alle parole che si usano, e che per farlo serve chiarezza nel progetto e fiducia in sé.

Mi sono messa in proprio e per molto tempo sono rimasta “la studentessa ingenua” che ero all’Università. Perché serve tempo per diventare imprenditori: per fortificarsi, per trovare le energie e la forza per non lasciarsi abbattere e sottomettere.