Perché l’Europa è importante in cinque pensieri – Parte 1

Tempo di lettura: 4 minuti

Europa è importanteL’Europa è importante.

Io su questo non ho mai avuto dubbi. In questo periodo si leggono spesso commenti negativi su questa grande unione di nazioni diversi, e molte persone inneggiano ad uscirne senza neanche capirne le conseguenze.

Non sono un’economista ne un’esperta di politica, quindi mi limito a parlarne dal mio punto di vista di cittadina e formatrice. Sì, formatrice perché sono appena tornata da due training courses eccezionali organizzati dalla Coop. Muovimente sullo Storytelling e il Game Design. E non posso non utilizzare questo spazio per parlarti dei perché l’Europa è meravigliosa.

Lascia che ti racconti…

1. L’Europa è meravigliosa perché ci permette di avere un programma per giovani studenti

Poco più di tredici anni fa presi una decisione importante nella mia vita: volevo andare in Erasmus.

Non sapevo ancora bene cosa fosse questo programma (acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students) ma avevo capito che altri studenti andavano all’estero a studiare per un po’ gli stessi esami che avevo in università, e per di più imparavano in una lingua straniera. E visto che sono sempre stata una grande amante di viaggi, non volevo rinunciare a questa opportunità. Non fu semplice, dovetti affrontare garbugli burocratici, graduatorie di merito, l’ansia di mia madre, i miei sensi di colpa per la paura di “perdere tempo” negli studi e laurearmi in ritardo. 

Ma alla fine ce la feci, scelsi la destinazione, preparai carte, finii gli esami di due anni in uno, impacchettai libri, valigia e speranza e partii il 07/09/2005 per Madrid.

Inutile dire che quello è stato e sarà per me sempre uno dei giorni più belli della mia vita. Ero inebriata alla vista della città appena uscita dalla metro di Banco de España in Plaza de Cibeles. Il senso di potere che mi dava essere lì sola in una grande metropoli… quello sì che era Self Empowerment!

E non sto neanche qua a raccontare quante cose meravigliose ho fatto in quell’esperienza e ho avuto modo di imparare. Semplicemente mi limito a dire che quella è una cosa a cui non possiamo permetterci di rinunciare: un programma che accompagna gli studenti e li protegge in un’esperienza interculturale unica. Se non avessi fatto l’Erasmus sarei qua a pentirmene. Non smetterò mai di consigliarlo a tutti. 

Non voglio dire che chi non ha fatto l’Erasmus non può capire l’importanza di questo programma, ma di certo mi sento di dire che chi ha fatto questa esperienza non può pensare male dell’Europa.

 

2. L’Europa è importante perché ha un sacco di programmi di mobilità

Il ritorno dall’Erasmus fu tragico.

Tralascio le vicende personal-professionali di quegli anni ma entrai in un buco nero. Volevo tornare all’estero, ho combattuto molto per ricostruire quell’idillio di quei mesi a Madrid. Ma non ci fu verso: in Italia le cose erano diverse, io non riuscivo a trovare la nuova me senza quell’esperienza straordinaria. Così negli anni ho cercato altre possibilità di mobilità internazionali in Europa (sì perché si possono fare anche tirocini o esperienze imprenditoriali) ma per una cosa o per l’altra non ce l’ho mai fatta.

Poi un giorno ho scoperto il mondo dell’ormai nuovo nome dell’Erasmus+, un contenitore del “vecchio e semplice” Erasmus e di tutta una serie di azioni europee o legate ai paesi confinanti ad esempio nel mediterraneo, a cui potevo partecipare anche io come freelance. Ce ne sono davvero tante: si può andare all’estero a imparare un mestiere, si può andare da un concorrente per scambiarsi buone pratiche sull’azienda da aprire, c’è formazione anche per insegnanti.

Insomma l’Europa ci crede veramente allo scambio di buone pratiche e metodologie per lavorare al meglio. Questa cosa dello “sharing” è davvero importante e io non posso che essere totalmente d’accordo. Più restiamo chiusi nel nostro orticello più la nostra visione si fa piccina piccina. 

C’è un detto popolare americano che dice «Se uno ha un martello, tutto gli sembra un chiodo», che deriva dalla frase di un famosissimo psicologo statunitense Abraham Maslow nella sua opera Psicologia della Scienza, del 1966:

«Suppongo che se l’unica cosa che hai è un martello sia allettante trattare tutto come fosse un chiodo»

 

I programmi di mobilità dell’Europa ci aiutano ad evitare di avere la testa “a martello”, con il supporto e l’aiuto nel trovare dall’altra parte strutture accoglienti. Anche i viaggi che organizziamo da soli aiutano, mica dico il contrario. Ma se dovessi mettermi da sola a prenderei accordi con un’azienda ospitante sarebbe un casino e mi prenderebbero molto meno sul serio. 

 

3. L’Europa ti permette di accrescere le tue competenze e confrontarti con altri professionisti

Finalmente sono riuscita a trovare una nuova dimensione: potevo partecipare come freelance a training internazionali, parzialmente o totalmente finanziati dall’Europa in cui potevo scambiare i miei metodi di lavoro con altri professionisti. Scambiarsi le idee, vedere punti di vista diversi, scoprire nuovi modi di vedere le cose o di proporre le stesse attività.

L’esperienza interculturale poi è un plus non da poco: non c’è competitività, ci sono punti di vista davvero diversi (vuoi mettere un portoghese parlare con un norvegese, un polacco o un turco?), ci sono esperienze molto diverse (freelance, insegnanti, educatori, youth worker…) che parlano e si divertono imparando.

Quante volte in Italia tra professionisti del settore educativo e formativo c sono occasioni di scambio e crescita al di fuori di scuole private di formazione o di qualche sporadico Meetup o Barcamp?

L’Europa è importante perché nei programmi di scambio internazionale tutto è più fluido: conosci persone che vogliono mettersi in gioco, che vogliono crescere e confrontarsi e tutto gira per il meglio. Il mondo gira, e anche l’Europa contribuisce a farlo girare e a farci girare nel migliore dei modi. 

 

Che ne pensi? Quale è la tua esperienza con l’Europa?

Parliamone nei commenti, mi interessa confrontarmi sul tema.

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