Spesso al giorno d’oggi, e forse sempre più nell’ambito professionale, capita di percepire una impotenza appresa enorme nei confronti di ciò che accade, e un senso di sconfitta in partenza.

Ad esempio, dopo aver inviato pochi CV o dopo aver mandato una proposta ad un cliente, ed aver sostenuto un numero ancora più esiguo di colloqui, ti è mai capitato di “abbatterti”, magari dicendoti che tanto non ce la farai mai, che non è il lavoro per te, e via via che non c’è speranza in generale?

Ti è mai successo di pensare che fosse inutile continuare a tentare di far qualcosa perché non c’era possibilità, senza esplorare fino in fondo e mettercela davvero tutta?

Cosa è e cosa succede quando agisce l’impotenza appresa

Il concetto fu scoperto nel 1967 durante una serie di esperimenti di laboratorio: un animale sottoposto ripetutamente a scossa elettrica (senza possibilità da parte sua di evitarla), anche quando aveva la possibilità di scappare non lo faceva: aveva imparato che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento, e quindi quando poteva fuggire non lo faceva. Questo meccanismo funziona anche per noi.

Questo processo di sfiducia e demotivazione si chiama “Impotenza Appresa” (Seligman): quando riteniamo che un evento negativo sia inevitabile, ci arrendiamo. E questo avviene anche in una forma di impotenza appresa vicaria, cioè osservando o apprendendo da altri che non riescono a raggiungere i propri obiettivi, accresciamo la convinzione di non poter e saper affrontare delle situazioni negative similari.

Detto in altro modo: impariamo a rinunciare o a demoralizzarci, osservando gli altri che lo fanno.

Questi meccanismi di demoralizzazione valgono in realtà sia per la sfera professionale che quella personale. La Persona è sempre una, e quindi funzioniamo nello stesso modo in tutti la aree della nostra vita.

Imparare ad agire

Ma insomma, che l’impotenza appresa emerga perché erroneamente generalizziamo, o perché ci sono criticità che ci toccano da vicino, in ogni caso bisogna imparare a reagire. Chi reagisce ce la fa, chi si demoralizza fa più fatica e magari rinuncia proprio ad un progetto o a un’idea.

Mi è capitato di sentirmi dire “inutile che mi propongo, non c’è possibilità”, oppure “tanto non prendono nessuno”.

Non tutte le persone che conosciamo sono nella questa situazione ma spesso generalizziamo. Lo facciamo per il processo di “categorizzazione” (Anderson, Tajfel e Turner) che è un processo naturale dell’essere umano che per placare l’ansia deve raggruppare le idee e semplificarle.

Ma possiamo superare generalizzazioni e semplificazioni ed uscire dal tunnel, superando l’impotenza appresa in tante occasioni di vita e la demotivazione e raggiungere i nostri obiettivi.

Come si fa a combattere l’impotenza appresa

Secondo me ci sono alcune riflessioni ed esercizi che puoi fare subito:

a) Concentrati su ciò che puoi controllare

“Cosa posso fare io?”. Inutile spendere energie per cambiare cose che non dipendono da te (dal mercato, dal governo, dalle necessità di altri).

In questa specifica situazione, oggi, cosa posso fare per cambiare concretamente la mia situazione (tipo: propormi in modo diverso, provare a farmi aiutare da uno specialista nel campo, fare un corso di formazione, cercare su internet qualche alternativa, chiedere consiglio ad una persona che mi conosce bene, uscire e distrarmi…)? L’impotenza appresa si supera, la demotivazione si può trasformare in motivazione all’azione – vedi anche l’articolo sul Locus of Control

b) Parti dai dati

Non fermarti a ciò che ti dicono o senti, ma informati, fai ricerca. I media alimentano l’impotenza appresa con statistiche e dati a volte allarmistici e poco realistici, magari per propaganda politica o per puntare l’attenzione su un tema specifico (hai presente quando si parlava solo dei cani che attaccavano umani e ora sembra che non mordano più?!)

A volte anche le statistiche sono sommarie, non sempre il campionamento (la scelta delle persone che partecipano al sondaggio) è ottimale (hai presente come le ricerche delle creme cosmetiche in cui ti dicono che l’80% del campione ha ritenuto di avere ottimi risultati, e poi andando a vedere scopri che erano 12 le persone che hanno usato la crema?!).

Quindi raccogli i dati, tutti quelli che trovi, non dire non c’è niente sul territorio ma informati e raccogli più dati possibili.

Magari fatti un foglio tu dove ti segni i dati delle persone che conosci.

Davvero le cose sono come le stai pensando o i dati ti dicono altro? Ci sono esempi che smentiscono le tue idee?

c) Scegli casi di successo

Contatta chi ce l’ha fatta, chiedi come c’è riuscito, fatti dare idee e consigli. Non fermarti a chi non riesce, forse i motivi sono molteplici e non sono solo le difficoltà del momento storico o della zona. 

Parti da quello che funziona, da come si fa, e focalizzati su quello.

Come nel punto sopra, ci sono sempre casi di chi ci è riuscito. Non fermarti alla percezione che non si possa fare, che sia impossibile, che “tutti” sono nella situazione X. Trovi gli esempi vincenti e studiateli.

d) Concentrati sulle tue risorse

Perché proprio tu ce la farai? Cosa ti rende una persona Unica e Speciale?

Es.: perché dovrebbero affidare quell’incarico a te?

Sembra una domanda banale ma se non lo sai tu come fanno a riconoscerlo degli sconosciuti – i clienti?

Perché quella persona che ti piace dovrebbe uscire proprio con te? 

Fatti un bell’elenco corposo, scriviti su un foglio i perché sì, e se c’è qualcosa nell’elenco delle tue risorse in cui ti senti più debole, segnati che quell’area è da potenziare (vedi i punti precedenti) e comincia da qualcosa.

e) Parti!!!

Comincia da qualcosa, scegli nell’elenco che hai appena scritto e parti con una piccola azione. L’impotenza appresa si alimenta dai pensieri e si combatte passando all’opera.

Non aspettare che quello che può succedere venga da fuori, ma comincia tu concretamente a costruire il futuro che vorresti.

Ti è mai successo? Come hai reagito, come ce l’hai fatta?