La paura di non essere all’altezza è un tema ricorrente nella vita professionale di un lavoratore autonomo.

Penso che sia capitato a chiunque, soprattutto agli inizi, di interrogarsi su parametri di riferimento, aspettative proprie ed altrui e non superare questa valutazione in modo brillante. E’ qui che entrano in gioco il dubbio e la paura.

La paura di non essere all’altezza e i parametri

Un aspetto da tenere in considerazione per parlare di questo tipo di paura è il parametro di riferimento.

Come si può vedere dalla definizione, ci deve essere un riferimento tra ciò che considero/vorrei e l’altezza/distanza che mi divide da quell’obiettivo o da quel modello di riferimento.

altézza s. f. [lat. altitudo].

La distanza da una linea di riferimento.
In altro senso fig., nobiltà, eccellenza, perfezione: ad’animoadi sentiread’ingegno;


Vocabolario Treccani

Rispetto o chi non ti senti all’altezza? O rispetto a che cosa?

Quale è il parametro che stai cercando di raggiungere o soddisfare?

Se non c’è un parametro di riferimento, non c’è il paragone e quindi la paura non ha senso di esistere. Essa si alimenta sulla distanza tra ciò che sei e vuoi raggiungere.

E questo succede o perché non hanno le idee chiare su cosa si vuole, o poiché si è troppo concentrati su di sé rispetto al parametro che diventa la perfezione, a volte l’ossessione.

Per riuscire ancora meglio a riflettere ed agire concretamente sulla tua paura di non essere all’altezza, ho preparato alcuni esercizi pratici nell’area del sito riservata agli iscritti alla newsletter. Cliccando sul bottone sottostante puoi scaricarli, ricevendo la password per entrare:

La paura e gli indicatori

Un altro elemento che ti può aiutare è pensare (e meglio scriverti) gli indicatori che ti fanno pensare di non essere all’altezza.

  • Cosa mi fa dire che sono lontano da quel parametro?
  • Cosa ancora mi manca e potrei acquisire per avvicinarmi?
  • Quando si capisce che ci sono arrivato?

Le paure si auto-alimentano benissimo se non abbiamo degli indicatori di realtà che ci permettono di dire “Sì vero”, oppure “No aspetta ma non è proprio così”.

E’ come se intraprendessimo un percorso, e cominciassimo a pensare che non arriveremo mai a destinazione (il parametro di riferimento). Da lì ci lasciamo prendere da una spirale negativa di pensieri rafforzando la nostra idea che la meta sia irragiungibile, che non dovevamo metterci in viaggio, che non siamo abbastanza equipaggiati.

Ma senza reali campanelli, unità di misura del percorso fatto, una bussola che ci indichino che effettivamente siamo fuori strada o che il finale è davvero lontano troppi chilometri per fare tutto nel tempo che ci eravamo prefissati.

Strategie per bypassare la paura di non essere all’altezza

Sintonizzati su cosa vuoi

La paura di solito tende a farci essere molto auto-centrati nelle nostre riflessioni: “io non riesco…”, “io non ci arriverò mai…”, “io non so” in una sorta di dialogo interno dove regna il “io-io-io”, accompagnato spesso da autocommiserazione e riflessione su quanto non riusciremo mai.

Essa trova terreno fertile soprattutto se non hai un obiettivo a cui tendere, o questo non è così chiaro: cosa vuoi raggiungere e perché?

Lavora sulla tua vision positiva, e questo non può che aiutarti a lasciar perdere riflessioni e rimuginamenti e a passare all’azione.

Le paure si alimentano quando restiamo statici, pensiamo, valutiamo, soppesiamo. Il passaggio all’azione, al proprio piano di azione per raggiungere gli obiettivi, invece aiuta a sintonizzarsi sulle risorse e coraggio, più che su ciò che ci spaventa.

Concentrati su ciò che hai già fatto e sai fare

Le paure tendono anche a farci focalizzare su ciò in cui siamo mancanti:

  • non sono abbastanza
  • non ci arriverò mai
  • mi manca il coraggio
  • non ho il carisma necessario
  • non sono così bravo
  • non ho le competenze necessarie

Sono solo alcune delle frasi che ci diciamo quando abbiamo paura di non essere all’altezza e di non riuscire a perseverare i nostri obiettivi professionali.

Ecco, una cosa che davvero può aiutare è focalizzarsi invece su ciò che si ha, su quanto si ha già fatto in passato.

Su quella volta in cui sono già riuscito a bypassare la paura e a realizzare quello che volevo. Cosa è successo in quella occasione?

Il focus sulle mancanze, sui bisogni, su ciò che non c’è e magari non ci sarà mai non aiuta in nessun modo a raggiungere i propri obiettivi. Ok, può essere utile per monitorare cosa si sta facendo e apportare correttivi. Ma non aiuta l’autostima, il coraggio e l’azione, che sono ancora più indispensabili per raggiungere il successo o lo standard a cui aspiriamo.

Perdònati

Gli errori accadono, gli imprevisti pure, le scelte sbagliate fanno parte del percorso. Accetta e perdonati perché non sei Super-Man o Wonder-Woman.

Non puoi controllare tutto e se ti lasci scoraggiare dalle volte in cui non sei riuscito, non riesci a mettere il focus su quanto invece sei stato bravo e di quando ce l’hai fatta (vedi punto sopra).

Accetta il fatto che non sarà tutto perfetto, che puoi migliorare, che magari lo stai già facendo anche se non ti sembra poiché sei più concentrato su quanto non funziona.

Anche qua basta “io-io” ma: “Cosa posso fare adesso?”

Basta paragoni con altri

Già ne avevo parlato in articoli precedenti: non ha senso paragonarsi ad altre persone, magari che sono in momenti diversi del loro business. Spesso sono passati anche loro attraverso momenti di sconforto, solo che nel momento in cui li eleviamo a termine di paragone (misurando la loro altezza rispetto alla nostra) spesso li idealizziamo.

Ognuno ha il suo percorso, il suo modo, i suoi perché. Non ha senso paragonarsi, perché sì, non sarai mai come loro. Sarai diverso, avrai fatto un percorso diverso per arrivare a quel livello di fatturato o di gestione dei clienti.

Quindi basta paragoni, non puoi sapere cosa c’è o c’è stato nella loro mente.

Gli altri non potranno mai capire al 100%

Le persone attorno a te, con le loro aspettative nei tuoi confronti non ti potranno mai capire. Non voglio demoralizzarti, ma metterti davanti a dinamiche ricorrenti nel lavoro autonomo: gli altri, più spesso i famigliari e le persone che ci vogliono bene, hanno i loro desideri per la nostra vita e la nostra professione, e non ci sentiamo all’altezza di quelle aspettative.

Quello che loro vogliono non è uguale a ciò che tu vuoi, non può mai esserlo nel concreto. Certo, più facile allinearsi su “voglio che tu sia felice” ma se quel felice significa altro non è così semplice.

Prova a pensare alle frasi:

  • “Perché non cerchi un posto fisso?”
  • “Ma sei matto a lasciare quel lavoro?”
  • “Ma chi te lo fa fare di aprire partita iva?”

Ti sono mai state dette? Ecco in quel caso le aspettative potrebbero essere molto diverse. Ricorda che la vita è tua e quindi sei tu la persona più importante che deve fissare standard e paletti riguardo alla levatura che tu vuoi raggiungere. Solo tu hai i tuoi perché e sai che senso hanno nelle tue scelte.

Il resto sono paure indotte, caricate da altri. Magari a fin di bene, ma comunque che non collimano con quanto tu stai cercando di realizzare.

Ci sono altre strategie che utilizzi o che ti hanno suggerito, che secondo te funzionano?

Scrivile nei commenti e share the strategy 😉