Lo psicologo e la privacy

Tempo di lettura: 4 minuti

Privacy per lo psicologo

La Privacy fa un gran bene a te!

 

Il tema della privacy è molto attuale in questo mese. Ovunque si parla della nuova GDPR, la nuova regolamentazione per la privacy che interesserà tutti le aziende e i professionisti e che entra in vigore il 25 Maggio 2018. Chiunque lavori con l’Europa dovrà adeguarsi alla possibilità di permettere ai propri clienti (sia che siano effettivi o potenziali) di modificare le informazioni fornite e di poter cancellare i propri dati. Con notevole impegno da parte di tutte le strutture nel garantire un corretto trattamento e gestione di questi preziosi dati.

E questa nuova regolamentazione tocca anche gli psicologi. La professione è già interessata fortemente da questa tematica nello svolgimento della nostra professione: E a questa si aggiunge la necessità di adeguarsi anche per le attività che non riguardano strettamente prestazioni psicologiche, ma appunto in generale, il trattamento dei dati.

Ma andiamo per gradi. Intanto partiamo da cosa bisogna fare per la privacy come professionisti e psicologi.

Ciascun psicologo deve sottostare all’informativa ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di protezione dei dati personali.
Il D.Lvo n. 196/2003 garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità di tutti. In particolare il Codice mira a garantire e tutelare il diritto alla riservatezza, all’identità personale e soprattutto alla protezione dei dati personali.

 

Lo psicologo deve:

Al momento della raccolta dati:

  1. informare il cliente (preferibilmente in forma scritta) circa i diritti che gli sono garantiti dall’articolo art. 13 del Codice Informativa e consenso privacy
  2. acquisire da parte del cliente il consenso scritto al trattamento dati (Informativa e consenso privacy, che è cosa diversa dal consenso alla prestazione).

Durante il trattamento:

  1. Adottare misure di sicurezza per custodire i dati
  2. Per chi si avvale di strumenti elettronici (come ad esempio pc o tablet o smartphone) adozione di “misure minime di sicurezza” come password che custodiscano le cartelle o uso esclusivo del professionista
Dopo il trattamento:
  1. I dati possono essere conservati per il periodo necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti. Perciò, terminato il trattamento, i dati possono essere conservati ai soli scopi storici, statistici o scientifici.
  2. In alcuni casi si rende comunque necessaria la conservazione dei dati a fini documentaristici oltre il periodo in cui il trattamento ha avuto luogo: il cliente potrebbe infatti richiedere al professionista, in un momento successivo, certificazioni, attestazioni o simili.
  3. Adottare in ogni caso gli accorgimenti utili a garantire la riservatezza. Da quello che ho trovato in rete non esiste un termine per tale conservazione dalla normativa vigente.

 

La privacy vale solo per lo psicologo? 

Ovvio che no. Io spero che qualsiasi professione tu faccia abbia rispetto e correttezza per le informazioni delle altre persone.

Per lo psicologo la privacy è un obbligo, come per altre professioni sanitarie o di supporto alla persona. Io non posso divulgare in nessun modo i dati di un mio cliente. Soprattutto se sensibili e personali, ma sto attenta anche se non sono tali. Per questo sul mio sito non trovi i nomi delle aziende con cui lavoro o delle persone con cui lavoro. Ci tengo molto, e in ogni caso chiedo sempre il consenso scritto per fare qualsiasi cosa.

Ma ritengo che per ogni lavoro questo aspetto sia importante mantenere la privacy.

 

Ci piace parlare e sparlare: ciao ciao privacy

Che brutto quando sento candidati parlare male dei loro capi, colleghi e delle aziende precedenti!

O la commessa che sparla della cliente precedente! O ancora il barista che racconta i fatti personali di un’ altra persona.

Veramente: la privacy è importante per te. E’ un segno di rispetto verso l’altra persona, è un segno di educazione e correttezza nella tua professione. Qualunque lavoro tu faccia spero tu abbia correttezza e non divulghi informazioni di altri.

Lo so che il pettegolezzo è una componente importante della nostra socialità: esso svolge la funziona di normare i comportamenti accettabili per la comunità nella quale siamo inseriti, ed è quindi insito nella comunicazione umana. A formulare questa teoria sugli aspetti sociali del pettegolezzo fu Festinger (1954), il quale riteneva che gli individui cercano di ottenere informazioni sulle reali capacità ed abilità degli altri.

In generale parlare di altri o parlare male di altri non è un comportamento corretto e responsabile. Ricordati quello che ha detto Paul Valery:

“Tutto quello che dici parla di te, in particolar modo quando parli di un altro”

 

Cosa cambia col nuovo GDPR? 

Io credo fondamentalmente per la professione di psicologo poco o nulla. In ogni caso per ciascun cliente dobbiamo avere il consenso informato firmato e la informativa della privacy con tutti i dati del gestore del trattamento. Io lascio sempre una copia firmata sia dalla cliente che da me alla persona e conservo l’altra copia nelle apposite cartelline.

Quello che mi sembra possa cambiare, ma ancora sto studiando il caso, è per la pubblicizzazione online della professione. Ad esempio un professionista che abbia una newsletter deve dimostrare di aver acquisito il consenso all’utilizzo della mail da parte del cliente o del potenziale tale. Ma a fare questo e a dimostrarlo aiutano i provider di mail marketing che raccolgono per noi tutte le informazioni.

Sinceramente se sei un libero professionista non cambierà molto. Certo se invece lavori in una struttura, una scuola o un ente allora la situazione si fa più complicata. Hai presente tutti quelli che dal telemarketing o dalle scuole di specializzazione ti scrivono mail o contattano telefonicamente? Probabilmente (spero) smetteranno di farlo perché nel mio caso credo che il 95% di loro non abbia mai ricevuto il mio consenso ma abbia pescato i miei dati online o comprati da altre aziende.

Quindi la GDPR è un bene (almeno questa è la mia opinione). E per il professionista non cambia molto, ma anzi dovrebbe mettere in luce i comportamenti virtuosi ed arginare i markettari puri.

L’Ordine degli Psicologi non ha ancora fornito indicazioni operativa, ma ha stilato un breve documento per ricordare a tutti i professionisti di adeguarsi alla normativa. Stay tuned.

 

 

A proposito:

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Ps: se sei “aspirante psicologo” trovi la pagina apposita per ricevere informazioni di interesse per la professione.

Pps: AGGIORNAMENTO DEL 23/05 PER PSICOLOGI: se cerchi maggiori informazioni e template utili, ti segnalo il sito di OPL che ha pubblicato aggiornamenti interessanti!

 


N.B.: Non sono un avvocato né una esperta della materia, sono appunto psicologa.

Le informazioni che ho riportato in questo articolo sono frutto delle ricerche svolte in rete sul tema, e sono passibili di errori e imprecisioni (soprattutto nei termini tecnici utilizzati). L’obiettivo è di semplificare le informazioni e creare una breve una guida per un approccio alla tematica, non di aver creare un documento esaustivo della tematica. Ti prego di informarti presso le figure professionali competenti per gestire al meglio la privacy dei propri clienti e il nuovo GDPR.

 

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